venerdì 4 novembre 2016

GIOVANI “SPROVVEDUTI”


Il giovane provveduto”, è un libretto nel quale san Giovanni Bosco esortava i suoi ragazzi a coltivare e custodire gelosamente le virtù, specialmente la castità. Insieme ai mezzi idonei per perseguire la santità, varie devozioni: l’Ufficio della Beata Vergine Maria, i salmi in latino, la maniera pratica per assistere con profitto alla S. Messa, ecc.
Tutte queste pagine, un tempo assai diffuse e praticate dai ragazzi, appaiono addirittura patetiche, se rapportate alla realtà giovanile coeva. Non so cosa direbbero gli allievi, se un docente si rivolgesse a loro come il Santo della gioventù: “Badate per altro, o miei figliuoli, che voi siete tutti creati per il Paradiso, e Iddio, qual padre amoroso, prova grande dispiacere quando è costretto a condannare qualcuno all’Inferno” (p. 10).
L’Inferno, il Paradiso, e chi ne parla più? Il progresso tecnologico e scientifico ha spazzato via tutto, concentrando l’attenzione ed il sapere sulla dimensione terrena. I Novissimi, la paura del peccato, della dannazione perpetua, certezze un tempo diffuse nella quasi totalità delle persone, oggi appaiono come gli spauracchi di un’epoca tramontata ed oscura, nella quale si dice che la Chiesa esercitasse il proprio potere, facendo leva sui pericoli spirituali dell’anima, sulla presenza del diavolo in punto di morte.
Oggi, invece, siamo a conoscenza di esperienze di premorte del tutto rassicuranti. Esse parlano di luce al fondo di un tunnel, sensazioni di pace e tepore, figure eteree piene di amore pronte ad accogliere le anime, per accompagnarle verso verdeggianti scenari. La realizzazione cioè di quanto di più buono si possa immaginare. Famose sono infatti le testimonianze sul “dopo morte” raccolte dal dottor Raymond A. Moody, Jr., nel suo libro La vita oltre la vita, Mondadori 19965:
«Il giorno era freddissimo, eppure, mentre ero in quello spazio buio, sentivo soltanto calore e un immenso senso di benessere quale non ho provato mai … Ricordo di aver pensato “Devo essere morto … Cominciai a provare dei sentimenti meravigliosi. Non sentivo altro che pace, benessere, quiete» (p. 27). In un altro caso, la persona che era morta si sentì fluttuare «in una luce chiara come il cristallo. Non una luce che si possa descrivere in termini umani. Non posso dire di avere visto una persona in quella luce, eppure ha una sua identità, senza dubbio. È una luce di assoluta comprensione e di assoluto amore» (p. 48).
Sembrano quindi scomparsi gli oscuri demoni di un tempo, che si manifestavano all’agonizzante, cercando di carpirne l’anima per trascinarla nel fuoco infernale della dannazione eterna. Afferma in proposito S. Giovanni Crisostomo, in Omelia 53 su san Matteo, che «molti moribondi siano uditi raccontare orrori e spaventose visioni la cui vista è loro insopportabile così che spesso scuotono il letto con potenza e fissano con paura gli astanti, mentre l’anima si rintana nel corpo dal quale si rifiuta di essere strappata, incapace di sopportare la vista dei demoni che si fanno incontro per soppesare l’anima. Se siamo terrorizzati quando vediamo un uomo dall’aspetto spaventoso, che cosa non soffriremo quando vedremo tra i nostri visitatori angeli in atteggiamento minaccioso e potenze dall’aspetto severo, mentre l’anima viene strappata dal corpo e trascinata via emettendo vani lamenti?”.
Proprio sul timore della morte, don Bosco esortava i suoi ragazzi alla conversione ed all’osservanza dei precetti cristiani. Spesso sognava quelli che dovevano morire prematuramente. Li avvertiva in modo generico, senza impressionarli, rendendoli però coscienti di una possibilità sempre viva per tutti. Sulla testa di uno di loro, un certo Gurgo, diciassettenne vigoroso e sano, vide un cappello con il numero 22, corrispondente ai mesi che lo separavano dalla morte. Ebbe modo di prepararlo bene ad affrontare la fine, giunta puntualmente, come previsto, prima di Natale. Come per ringraziarlo, alcuni di essi gli apparivano in seguito, avvolti di luce eterea, in stato di santità. Dunque, salvi, grazie all’esercizio della buona morte, che il Santo raccomandava di fare dopo le orazioni serali.
Ebbene, rispetto a questi ragazzi di poco più di un secolo fa, timorosi di Dio e del peccato, come appariranno i nostri giovani, spavaldi, vanitosi, tolti all’improvviso da questa vita, lontani dalla chiesa e da Dio, tutti presi dai loro sogni, dalle avventure, dai rapporti illeciti? Hanno trovato ad accoglierli il tunnel, l’essere di luce, prati verdissimi pieni di esseri felici, o i demoni oscuri presentati come exempla, nei “Dialoghi”, di san Gregorio Magno, oggi svaniti, ma che per secoli hanno richiamato le parole di Gesù, riguardo al ricco Epulone ed al povero Lazzaro?
Questo santo racconta ad esempio di un certo ricco che era schiavo di molte passioni: «Pochi istanti prima di morire si vide di fronte spiriti orrendi che minacciavano fieramente di portarlo nel più profondo dell’inferno … Tutti i familiari si erano raccolti intorno in pianti e gemiti. Sebbene non vedessero coi loro occhi gli spiriti del male e i loro terribili assalti, erano in grado di percepirne la presenza dalle parole pronunciate dal moribondo, dal pallore del suo volto e dal tremito del suo corpo. Preso da mortale terrore per queste orribili immagini, egli continuava a dimenarsi da una parte all’altra del letto … Infine, esausto e disperato, gridò: “Datemi tempo fino a domani mattina! State lontani almeno fino a domani!” Mentre pronunciava queste parole, la vita gli fu strappata» (Dialoghi, IV, 40).
Cari ragazzi, impreparati di fronte al destino, quasi mai entrati in chiesa, per trovare Dio. Tutti voi, come del resto noi, non sapevate di avere sulla testa un cappello con incisa la data della fine. Non pensavate di dover abbandonare questo mondo in fretta, senza preparazione. Legati alla terra, alla dimensione visibile, vi siete trovati all’improvviso in quella invisibile. Nell’eternità che non finisce. Davanti a un Dio a voi purtroppo, a quanto sembra, sconosciuto. Il quale tante volte chiamava e richiamava in mille modi. I vostri cellulari, computer, tablet, sono divenuti oggetti inutili. Giocattolini abbandonati, scarichi, senza energia, senza più campo. Ragazze che singhiozzavano disperatamente ricordandovi sull’altare, vi hanno dimenticato in fretta.
Oggi voi vedete ciò che noi ignoriamo. Ne avete esperienza indubbia, incomunicabile a noi rimasti di qua, fieri delle acquisizioni della nostra era tecnologica, come un tempo si era fieri della Verità assoluta e della Chiesa Romana. Certo, vi avessimo insegnato le preghiere di un tempo, le devozioni care alle vecchiette, forse sarebbe stato meglio per voi. Ed anche per noi, “emancipati” e scientisti per “osmosi”. Infatti, la conoscenza di una scienza puramente umana vi serve poco ora, immersi come siete nella luce della trascendenza, del tutto permeati dall’infinita bontà del Dio che eccede ogni speranza. È a questo Dio nascosto, al quale non si rivolse per chiedere di salvare il Figlio dalla Croce, che la Madre intercede ora per voi, impegnandosi a far fiorire anime, forse mai irrigate da fervide preghiere.